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martedì 2 febbraio 2016

NOCI: ANCHE GLI STUDENTI DELL'IIS “DA VINCI - GALILEI” RICORDANO ETTORE SCOLA.


Il 19 gennaio u.s. è calato il sipario sulla stagione della commedia all’italiana. Ettore Scola, l’ultimo grande maestro di quella tradizione cinematografica che ci ha resi celebri nel mondo, è scomparso lasciando un vuoto enorme nel mondo culturale italiano e nel cuore dei tanti spettatori che hanno amato le sue graffianti e raffinate opere filmiche.

Per questa ragione, gli studenti dei corsi di istruzione per adulti dell’IIS “Da Vinci-Galilei” hanno voluto omaggiare il Maestro assistendo alla proiezione del film Una giornata particolare (1977). Alla visione del film è seguito un lavoro di analisi dell’opera nel suo saper dialogare con l’epoca che ha raccontato (l’Italia fascista delle Leggi razziali) e con le discriminazioni che ancora oggi infiammano e dividono l’opinione pubblica (pensiamo all’attualità del Family day).
Qui di seguito la riflessione di Alberto Zangrillo:
Una giornata particolare, film ambientato nella giornata del 6 maggio 1938, in occasione della visita di Hitler a Roma, mette a confronto due diverse realtà attraversate da una comune sofferenza provocata dal regime fascista. Antonietta, interpretata magistralmente da Sofia Loren, incarna la realtà della maggior parte della popolazione italiana: è ignorante e plagiata da Mussolini fino ad essere incapace di criticare e guardare in modo obiettivo le scelte politiche di quel periodo. Gabriele, interpretato da Marcello Mastroianni, rappresenta invece una minoranza della popolazione: quella critica e intelligente, costretta tuttavia a tacere. La loro sofferenza è messa in risalto quando «il regista riesce a svelare la complessità della congiuntura storico-sociale e quindi di un mondo intero fatto di rinunce e infelicità, asciugando l’enfasi, ma senza respingere, tuttavia, un continuo e quasi incombente stato di commozione».
Questo film può essere considerato, a ragione, l’opera manifesto, di Ettore Scola, poiché ne caratterizza lo stile : il Maestro qui tocca la vetta più alta del suo cinema, raccontando la storia di due «diversi» pressati dal maschilismo rozzo del regime; sarà il loro incontro a rendere quel giorno speciale. Questa opera, da qualcuno considerata «il più attuale dei classici», è un romanzo in forma di immagini, perché è capace di farci aprire gli occhi su una condizione – quella dell’omosessualità – ancora oggi soffocata da pericolose forme di discriminazione.
Molti critici hanno ritenuto che la scena ambientata sulla terrazza, tra i panni bianchi svolazzanti, rappresenti il momento in cui «l’essenza di quella libertà si condensa: ‘E’ da stamattina che ti guardo!’ dice Antonietta prendendo le mani di Gabriele per coprirle di baci, supplicandolo: ‘Vattene! Vattene!’ al che lui, stanco di dissimulazioni, confessa di essere omosessuale». Poi tutto torna al suo posto, il palazzo si ripopola e Gabriele, a seguito della promulgazione delle Leggi razziali, viene portato via al confino in Sardegna, mentre Antonietta, nell’ombra della sera, si avvia mesta in camera da letto, per compiere il suo dovere coniugale. «Il film ci insegna ad assecondare la naturalezza dei gesti, i comportamento non indotti, la verità opposta a quella che vorrebbe essere la verità altrui. Mentre tutti scendono in piazza a prendere parte all’inganno tronfio del fascismo, Gabriele e Antonietta vivono e imparano, insieme a noi, quanto potente possa essere la verità di essere noi stessi»”.
Redazione di Istituto

IIS "Da Vinci - Galilei"