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martedì 19 marzo 2013

I FORCONI: SOLUZIONI O SCOPPIERA' LA RABBIA


AL PRESIDIO, MARIANO FERRO, LEADER SICILIANO DEL MOVIMENTO: "IL SISTEMA CI STA TOGLIENDO TUTTO"

Monta il malumore contro banche ed Equitalia. Appello alla politica: "Fate presto"
MOTTOLA – La rabbia che cova e la dignità perduta. Al presidio dei Forconi arriva Mariano Ferro, il leader del movimento nato in Sicilia, e le sue parole suonano come l’innesco di una bomba pronta ad esplodere: il presidio, si capisce, potrebbe presto diventare molto meno pacifico, blocco stradale o peggio ancora. “I Forconi – ricorda l’uomo che un anno fa bloccò la Sicilia – sono nati come autodifesa da un sistema che ci sta ammazzando togliendoci tutto, case e aziende”.L’aria, nella sala piena zeppa di facce scure, è tesa anche per via di qualche malumore interno tra i Forconi baresi e tarantini: protestare vuol dire lasciare le aziende e, per molti, significa fermarsi definitivamente. Giuseppe Caponio, che guida il movimento pugliese, non nasconde le difficoltà: “Stiamo lottando anche per chi resta a casa”. Eppure non intende indietreggiare: “Noi da qui non ci muoviamo finché non avremo risposte dalle istituzioni”. Fuori c’è un manipolo di poliziotti che discretamente vigila: la loro presenza è il termometro dell’attenzione che, almeno chi si occupa di ordine pubblico, dedica alla vicenda. Il disastro dell’agricoltura pugliese è questione sociale, oltre che economica, che ora si manifesta in forme nuove e al di fuori del tradizionale perimetro delle organizzazioni di categoria, finite sul banco degli imputati (“vivono sul nostro disagio senza averci mai difesi”) assieme a tutta la politica. Quella vecchia che non ha mai dato risposte alla crisi dell’agricoltura e quella nuova – Ferro fa esplicito riferimento a Grillo – “utile per smontare il sistema ma priva di competenze”. Per i Forconi murgiani c’è una sola cosa da fare: “Restare uniti, perché da soli non siamo nulla”. E se la protesta pacifica non basta a smuovere le acque – è il monito di Caponio – “siamo disposti anche a fare azioni eclatanti”. L’incontro di venerdì col nuovo assessore regionale all’agricoltura, il tarantino Fabrizio Nardoni, ha solo indorato la pillola: “Si è impegnato a portare avanti le nostre istanze, ma si insedia solo lunedì prossimo e, comunque, i tempi per ottenere risultati concreti vogliamo dettarli noi”. Non c’è più tempo, insomma, per minuetti, tavoli e tavolini: la crisi qui si tocca con mano e si sta mangiando un pezzo importante del mondo produttivo. La crisi del settore zootecnico – ricorda Ottavio Covella – va avanti da anni, eppure le istituzioni se ne sono accorte solo oggi. In ogni caso è un obiettivo minimo che abbiamo raggiunto, ma se è il caso passeremo dall’azione di pungolo ad una più incisiva: daremo fastidio”. All’incontro dovevano esserci anche amministratori locali: non si vede nessuno, tranne l’ex sindaco di Mottola Giovanni Quero. Non è un bel segnale. E Ferro lo sottolinea: “Al nuovo assessore regionale – dice – dovrete fare un corso accelerato sui problemi dell’agricoltura. Da Pachino a Pordenone il problema è sempre lo stesso: le aziende se va bene coprono le spese, ma la parola guadagno dal nostro vocabolario è sparita. Noi abbiamo un difetto, l’ho detto anche al questore di Taranto, siamo tutte brave persone, ma di fronte a certa politica resta una sola cosa da fare: scendere in strada”. E giù un rosario dei guasti del “sistema”: “Le quote latte, per cui chi produce di più diventa un truffatore. Abbiamo debiti fino al collo ma dobbiamo anche difendere i nostri diritti da banche ed Equitalia, che ci strozzano con regole assurde e invece dovrebbero sospendere tutte le procedure esecutive. E dobbiamo difendere la qualità delle nostre produzioni, dal pomodoro di Pachino alla mozzarella pugliese, dalle truffe e dalle sofisticazioni che danneggiano i produttori onesti. Per questo oggi sono qui: dobbiamo uscire dalle case ed esprimere il disagio, riprenderci la dignità e la sovranità”. L’attacco di Ferro alle associazioni è quanto mai esplicito: “Sospendete il pagamento delle quote a Coldiretti, Cia, Confagricoltura e Copagri: se la difesa sindacale non c’è, perché dobbiamo pagare?”. Un filo rosso, insomma, lega Sicilia, Puglia e Veneto: “Non vogliamo protestare e basta. L’obiettivo è rimettere in moto le aziende e permettere che tornino a guadagnare. E per far questo dobbiamo far pressione, in tutta Italia, affinché la politica trovi le soluzioni giuste”. E’ il grido di dolore dell’Italia che lavora e che si è riscoperta impoverita, delle aziende chiuse e messe all’asta, del made in Italy taroccato e della burocrazia mangia-carte: “Se l’agricoltura non fa reddito – conclude Ferro – si ferma tutta l’economia”. E dopo c’è il baratro: “La guerra civile, mandando tutti a quel paese”. Appunto.

Fonte : CORRIERE DEL GIORNO